La grande guerra
MASTER: MOVIE
- Titolo
- La grande guerra
- Altri titoli
- The Great War, Man nannte es den großen Krieg, La gran guerra, A Grande Guerra, Veliki rat, Velká válka, Den store krig, Suuri sota, La grande guerre, A nagy háború, 戦爭 はだかの兵隊, Den store krig
- Tipo
- MASTER — Movie
- Generi
-
Commedia , Drammatico , Guerra
- Sottogeneri
- —
- Anno
- 1959
- Paesi
- Francia, Italia
- Lingue
- Italiano, Tedesco
- Regia
- Attori
-
Bernard Blier , Edda Ferronao , Vittorio Gassmann (Vittorio Gassman) , Ferruccio Amendola ,
+25 altri
Romolo Valli , Livio Lorenzon , Primo Tiberio Mitri (Tiberio Mitri) , Tiberio Murgia , Mario Frescura (Mario Frera) , Elsa Vazzoler , Gerhard Haertter (Gérard Herter) , Alberto Sordi , Folco Lulli , Silvana Mangano , Geronimo Meynier , Guido Celano , Giovanni Nedo Baghino (Gianni Baghino) , Mario Feliciani , Luciano Sanipoli (Vittorio Sanipoli) , Nicola Arigliano , Mario Valdemarin , Carlo D'Angelo , Achille Compagnoni , Luigi Fainelli , Marcello Giorda , Leandro Punturi , Mario Ciotola (Mario Mazza) , Mario Delli Colli (Mario Colli) , Gian Luigi Polidoro - Sceneggiatura
- Luciano Vincenzoni, Agenore Incrocci, Furio Scarpelli, Mario Monicelli
- Musica
- Nino Rota
- Produzione
- Dino De Laurentiis Cinematografica, Gray-Film
- Bianco e nero
- Sì
- Vietato ai minori
- No
Informazioni
Descrizione
È considerato uno dei migliori film sulla guerra italiani e uno dei capolavori della storia del cinema. Vincitore del Leone d'oro al Festival del Cinema di Venezia ex aequo con Il generale Della Rovere di Roberto Rossellini e candidato all'Oscar quale miglior pellicola straniera, si aggiudicò inoltre tre David di Donatello e due Nastri d'argento. Ottenne un enorme successo anche all'estero, soprattutto in Francia.
Nel settembre 2009 il film è stato scelto per la pre-apertura della 66ª edizione del Festival del Cinema di Venezia. Nel gennaio 2011, come omaggio a Monicelli scomparso da poco, la Cineteca di Bologna organizzò una retrospettiva in suo ricordo, proiettando nel cinema Lumière La grande guerra e altri lavori del regista. È stato successivamente inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare, "100 pellicole che hanno cambiato la memoria collettiva del Paese tra il 1942 e il 1978".
Felice connubio di tragedia e commedia, l'opera è un affresco corale, ironico, struggente e toccante (in alcune scene), della vita di trincea durante la prima guerra mondiale. Le vicissitudini di un gruppo di commilitoni sul fronte italiano nel 1916 sono narrate con un linguaggio neorealista e romantico al tempo stesso, abbinando scansioni tipiche della commedia all'italiana ad una notevole attenzione verso i particolari storici. Le pregevoli scene di massa si accompagnano ad acute caratterizzazioni dei numerosi personaggi, antieroi umani ed impauriti, rassegnati e solidali, accomunati dalla partecipazione forzata ad una catastrofe che li travolgerà.
Monicelli e gli sceneggiatori Age & Scarpelli e Vincenzoni raggiungono l'apice artistico della loro carriera combinando, con impareggiabile fluidità di racconto, comicità e toni drammatici, ed aprendo la strada ad un nuovo stile cinematografico nelle vicende di guerra. Memorabile il piano sequenza finale nel quale i due pavidi protagonisti si riscattano con un gesto coraggioso, sacrificandosi l'uno da “eroe spavaldo” e l'altro da “eroe vigliacco”. Quest'ultima figura viene qui concepita in maniera assai originale ed interpretata da un ispirato Alberto Sordi (vincitore del Nastro d'argento come miglior attore protagonista).
La ricostruzione bellica dell'opera è, da un punto di vista storico, uno dei migliori contributi del cinema italiano allo studio del primo conflitto mondiale.
Per la prima volta la sua rappresentazione venne depurata dalla retorica dannunziana, dalla propaganda del fascismo e del secondo dopoguerra, in cui persisteva il mito di una guerra favolosa ed eroica. Per questo la pellicola ebbe problemi di censura al momento dell'uscita nelle sale cinematografiche in Italia e fu vietata ai minori di 16 anni. Fino a quel momento infatti i soldati italiani erano stati continuamente ritratti come valorosi disposti ad immolarsi per la patria. Emblematica ed indimenticabile in questo senso la scena dei festeggiamenti nel paese (subito trasformatisi in silenzioso dolore) e della retorica ostentata da autorità ed intellettuali al rientro delle truppe immediatamente prima della sconfitta di Caporetto.
Il film denunciò inoltre l'assurdità e la violenza del conflitto, le condizioni di vita miserevoli della gente e dei militari, ma anche i forti legami di amicizia nati nonostante le differenze di estrazione culturale e geografica. La convivenza obbligata di questi regionalismi (e provincialismi), mai venuti a contatto in modo così prolungato, contribuì a formare in parte uno spirito nazionale fino ad allora quasi inesistente, in forte contrasto con i comandi e le istituzioni, percepite come le principali responsabili di quel massacro. In alcuni dialoghi del film, vengono usate per la prima volta nel cinema italiano, alcune parole definite "volgari" che passarono la censura dell'epoca. Molti reduci che si recarono nei cinema per vedere il film, ne uscirono prima piangendo senza riuscire a finire di vederlo perché, secondo loro, alcune scene rappresentavano fedelmente ciò che avevano vissuto durante la guerra.
Alcuni critici hanno tuttavia fatto notare, pur riconoscendo al film molti meriti, come il suo antimilitarismo sia molto meno marcato che in altri capolavori del genere come Orizzonti di gloria di Kubrick, Per il re e per la patria di Losey e Uomini contro di Rosi: non vi è traccia nel film di ufficiali feroci e disumani (perfino il generale si preoccupa del rancio dei soldati), i due protagonisti principali sono vigliacchi più per natura che per scelta ideologica e alla fine compiono comunque - sia pure abbastanza casualmente - un atto eroico come nei film di guerra più tradizionali.