I compagni

MASTER: MOVIE

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Titolo
I compagni
Altri titoli
The Organiser, Die Peitsche im Genick, Los compañeros, Os Companheiros, Die Weber von Turin, Les camarades, Οι σύντροφοι, Elvtársak, 明日に生きる, Escándalo, Towarzysze, Товарищи, Camaradas, Stalo
Tipo
MASTER — Movie
Sottogeneri
Anno
1963
Paesi
Francia, Italia, Jugoslavia
Lingue
Italiano
Sceneggiatura
Agenore Incrocci, Furio Scarpelli, Mario Monicelli
Musica
Carlo Rustichelli
Produzione
Vides Cinematografica, Avala Film, Lux Film, Méditerrannée Cinéma Production
Bianco e nero
Vietato ai minori
No

Informazioni

Descrizione
La pellicola fu scritta dal regista insieme alla coppia Age & Scarpelli e fu candidata ai Premi Oscar 1964 per la migliore sceneggiatura originale.

L'idea del film venne a Monicelli mentre si trovava con il produttore Franco Cristaldi a Parigi in Place de la Bastille. La Rivoluzione Francese gli fece venire in mente le lotte, molto meno note, degli operai italiani alla fine dell'Ottocento, quando l'orario di lavoro era di 14 ore al giorno.

Per preparare il film, Monicelli e gli sceneggiatori Age e Scarpelli studiarono i saggi storici sulle lotte operaie di fine Ottocento, i libri di Edmondo De Amicis, gli atti di vecchi processi contro scioperanti, le riviste operaie dell'epoca, intere pagine del quotidiano socialista Avanti!, e riuscirono anche a trovare e intervistare in un ospizio torinese alcuni vecchietti che avevano partecipato alle lotte operaie dei primi anni del Nocevento.

Il regista, che all'epoca aveva dichiarate simpatie per il Partito Socialista, si servì anche del contributo di Alberto Cappellini, ex capo partigiano torinese, e fece un patto con gli operai (tra gli altri, quelli delle cartiere ICA e della fabbrica Stella): avrebbero partecipato al film in qualità di comparse in cambio di un contributo economico alle loro lotte.

Il soggetto era stato pensato per Alberto Sordi, che però lo trovò troppo impegnato e troppo poco divertente, per cui gli autori ripiegarono su Marcello Mastroianni, un Mastroianni però con un look inedito, occhialini da intellettuale e capelli arruffati da barbone.

Non fu possibile girare il film a Torino, dov'era ambientato, perché la città era troppo cambiata dalla fine dell'Ottocento. A Torino fu girata soltanto (nel cortile di un'abitazione di via Verdi) qualche inquadratura, mentre la maggior parte delle riprese si svolsero a Moncalieri, Cuneo, Savigliano e anche a Zagabria (dove si girarono anche gli interni della fabbrica).

Al direttore della fotografia, Giuseppe Rotunno, Monicelli chiese di ricreare un'atmosfera visiva che ricordasse le copertine della Domenica del Corriere.

Rifiutato dalla Mostra di Venezia, che era diretta all'epoca da Luigi Chiarini, il film fu presentato in anteprima al 35º congresso del Partito Socialista.

Ebbe scarso successo di pubblico in Italia, forse per via del titolo che spaventava la borghesia degli anni del miracolo economico, ma piacque in Francia e negli Stati Uniti, dove ebbe una nomination all'Oscar per la sceneggiatura.

Secondo Marcello Mastroianni, il film andò male a Torino, dov'era ambientato, per via anche di una battuta piuttosto pesante dell'operaio Pautasso (Folco Lulli) sull'ex capitale d'Italia.

La scena degli operai che rubano il carbone dalla stazione ferroviaria si ispira a un fatto realmente accaduto e raccontato ai collaboratori di Monicelli da alcuni anziani operai che avevano partecipato agli scioperi di inizio Novecento.

Nastri d'argento 1964 - Premio a Folco Lulli come migliore attore non protagonista.
Premio come Miglior film al Festival internazionale del cinema di Mar del Plata.
Candidatura ai Premi Oscar 1964 per la migliore sceneggiatura originale ad Age & Scarpelli e Mario Monicelli.